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Ci si potrà abbonare ai giornali attraverso Facebook

Facebook stringe i rapporti con gli editori. Dopo aver portato le notizie sul social, consentirà agli utenti di abbonarsi ai quotidiani. Il modello sarà quello che alcune testate già usano online: lettura gratis di un tot di articoli al mese, superati i quali occorre abbonarsi se si vuol continuare a leggere.
    Ad annunciare la novità, che era stata già trapelata nelle scorse settimane, è Mark Zuckerberg. In un post il fondatore di Facebook ha reso noto che nei prossimi mesi "sperimenterà nuovi modi per aiutare le testate a far crescere il numero di abbonati". La fase di test coinvolgerà un piccolo gruppo di editori americani ed europei. "Se le persone si abboneranno dopo aver visto le notizie su Facebook, il denaro andrà direttamente agli editori che lavorano duro per scoprire la verità". Il social, ha sottolineato Zuckerberg, non prenderà alcuna percentuale.
    La collaborazione tra Facebook e le testate giornalistiche è iniziata nel maggio 2015, quando il social ha lanciato gli Instant Articles. La funzione consente di leggere all'interno del social gli articoli, che sono multimediali, interattivi e si caricano 10 volte più velocemente rispetto alle pagine dei siti di informazione.

Un nuovo attacco alle celebrità, foto pubblicate

Ancora una volta delle fotografie private di personalità celebri sono state diffuse online a causa della scarsa attenzione alla sicurezza. A essere colpite prevalentemente donne: Miley Cyrus, Kristen Stewart, Katharine McPhee, Stella Maxwell (ex di Cyrus), Lindsey Vonn con Tiger Woods.

Anche in questa occasione si tratterebbe di un furto di dati dagli smartphone e dai backup salvati in cloud, secondo indiscrezioni. Una dinamica simile si era riscontrata nel caso del Fappening che aveva coinvolto Jennifer Lawrence e altre star di Hollywood nel 2014: un cracker aveva aggirato le protezioni di iCloud tramite phishing, impadronendosi delle foto e pubblicandole.

Non ci sono informazioni precise su come l'attacco sia stato condotto, ma Wccftech riporta che l'avvocato di Lindsey Vonn afferma che "le foto sono state hackerate". Sia la Vonn che Woods hanno minacciato azioni legali nei confronti dei siti che hanno pubblicato le fotografie, con una richiesta da parte di tutte le vittime di una rapida indagine per scoprire i colpevoli.

Al di là dell'evento in sé, torna attuale il tema della sicurezza dei dati sensibili custoditi sui dispositivi elettronici personali connessi in Rete e all'interno dei servizi di archiviazione in cloud. Nonostante numerosi eventi simili a questo, di portata più o meno vasta, siano già avvenuti in passato, sembra che non ci sia alcun progresso nel perseguire quelle buone pratiche che impedirebbero che questi eventi si verificassero del tutto.

La colpa di quanto accaduto non può ovviamente essere fatta ricadere su chi è stato imprudente o non accorto a sufficienza. Resta, però, evidente come, in un mondo sempre più connesso e in cui anche la vita privata è sempre più a rischio di essere esposta al pubblico, sia necessario tutelarsi maggiormente ed essere consci dei pericoli, cercando di prevenire avvenimenti come questo anziché cercare di porvi rimedio ex post.

Non custodire fotografie estremamente private su dispositivi o servizi soggetti a possibili attacchi è una pratica di buon senso che è sempre bene seguire, seppur sia fastidioso dover temere un'invasione della propria privacy da parte di personaggi senza scrupoli.

Ma, del resto, abbiamo da tempo imparato a chiudere a chiave la porta di casa: perché dovremmo fare altrimenti con le nostre proprietà digitali?

WhatsAppe fake su PlayStore

Sembra che nonostante l’impegno di Google sui controlli, ben 100 mila utenti abbiano scaricato una versione fake di WhatsApp negli ultimi giorni. Qualcosa è sfuggito attraverso le maglie della sicurezza che si rinnova mese dopo mese, se il clone ancora qualche giorno fà era presente sullo store Android. Senza contare che il clone fake ha lo stesso nome dell’app originale, che invece si chiama  Whatsapp Messenger.

Facebook e la censura

Il Guardian ha rivelato le direttive interne di Facebook per i moderatori, che stabiliscono come e su cosa intervenire. Ma trovare un equilibrio tra diritto di espressione e protezione degli utenti è difficile.
Facebook, dopo le critiche dei mesi scorsi, ha annunciato più volte di voler intervenire in maniera più netta e rapida contro fenomeni come bullismo e hate speech, ma è rimasta sempre piuttosto vaga sulle direttive specifiche da seguire caso per caso. Ora però ci ha pensato il Guardian a fare chiarezza, rendendo pubbliche le regole fino a ieri segrete destinate ai moderatori.